L’Università degli Studi di Bari Aldo Moro (UniBa) è fra i pochi mega atenei del Sud Italia ad aver reso i Goal dell’Agenda 2030 delle vere e proprie linee guida per realizzare il proprio impegno verso la sostenibilità.

Con la stesura del piano sulla sostenibilità, un documento guida di azione e monitoraggio, l’Università di Bari descriverà come vuole affrontare il tema della sostenibilità individuando i Goal più importanti rispetto alle sue politiche, le modalità di monitoraggio e i risultati che pian piano si vogliono ottenere.

In quest’ottica si inserisce un interessantissimo e ben strutturato Corso di Competenze Trasversali sull’Agenda 2030, che permette a chiunque (studenti e comuni cittadini) di apprendere delle competenze trasversali legate al mondo della sostenibilità. Un’apertura importante e significativa che affronta il tema della sostenibilità non solo come mero storytelling ma anche attraverso un piano d’azione concreto e sistemico.

In una bellissima e profonda intervista, abbiamo avuto il piacere di discutere di tutto ciò con il Prof. Giuseppe Pirlo, coordinatore e referente del Corso di Competenze Trasversali sull’Agenda 2030 e delegato alla terza missione e alla sostenibilità dell’Università di Bari.

Come nasce l’idea di un corso sulle Competenze trasversali applicate all’Agenda 2030?

Sono il delegato alla terza missione e alla sostenibilità dell’Università di Bari e, direi, il corso nasce proprio nell’ambito di questa importante delega, come risposta ad una esigenza specifica del territorio. La terza missione attiene infatti tutte quelle attività che mettono l’università a diretto contatto con il territorio, non solo per dare risposta alle sue esigenze ma anche per orientare i possibili percorsi di sviluppo. In questo scenario certamente la sostenibilità rappresenta un dominio di grande importanza, visto che solo all’interno di uno sviluppo autenticamente sostenibile possiamo immaginare di disegnare il futuro del nostro territorio, della nostra società, dei nostri studenti.

Insieme alla governance dell’università è nata quindi l’ipotesi di progettare ed erogare un corso trasversale sulla sostenibilità, un corso quindi altamente multidisciplinare e interdisciplinare, in grado di favorire lo sviluppo di una specifica sensibilità verso i temi della sostenibilità, un corso aperto sia a tutti gli studenti dell’Università di Bari che a persone esterne all’università ma interessate al tema.

Per questo, come Università di Bari, abbiamo disegnato questo corso sulla sostenibilità rivolto a tutti i nostri studenti, perché riteniamo che il cittadino del futuro, formatosi nel nostro ateneo, debba necessariamente possedere delle competenze su temi fondamentali come, appunto, quello della sostenibilità. Inoltre, questo corso è aperto anche alla collettività, a chiunque voglia continuare a formarsi sull’Agenda 2030, così rilevante per comprendere e orientare il futuro del nostro territorio.

Ritengo che questa apertura verso l’esterno dell’Università sia di straordinaria importanza, poiché l’università diventa, attraverso questa attività, ancora più concretamente quel luogo di condivisione di saperi, di formazione continua, di collaborazione e integrazione sociale, indispensabile per sostenere la transizione che come sistema Paese siamo oggi chiamati a compiere.

Quali sono i riscontri che state registrando?

Stiamo provando a dare vita ad una formazione universitaria innovativa che provi a rispondere meglio ai bisogni e alle attese sociali del futuro. Quello sull’Agenda 2030 è un insegnamento pensato in tal senso per il quale stiamo avendo un riscontro pienamente positivo, non soltanto da parte degli studenti ma anche dagli stakeholder esterni. Riscontriamo un significativo desiderio di conoscenza su queste tematiche. Ritengo quindi fondamentale, oltre che molto bello, che sia l’università a fornire gli strumenti indispensabili per una formazione continua su temi di vitale importanza per la nostra società e il suo sviluppo futuro.

Siamo il secondo mega ateneo del Sud Italia, con un’enorme quantità di competenze diffuse al nostro interno su innumerevoli domini del sapere. Questo tipo di insegnamento permette all’Università anche di conoscersi meglio e valorizzare pienamente le proprie risorse. Non a caso per questo corso abbiamo creato degli appuntamenti a carattere seminariale tenuti non solo da docenti UniBa, ma anche da esperti esterni, dando vita a un vero e proprio mosaico di temi sulla sostenibilità. Gli studenti iscritti all’insegnamento sono tanti, ma la cosa più bella e che a valle degli incontri ci sia un’interazione fra studenti e docenti molto coinvolgente e appassionata.

Questo per noi è fondamentale. Credo infatti fermamente che compito dell’università, oltre a quello di formare, sia quello di entusiasmare gli studenti. L’università è una palestra di vita, certamente con difficoltà e ostacoli, ma come istituzione dobbiamo avere la capacità di incoraggiare e di rendere gli studenti partecipi della comprensione e costruzione del futuro.

Quali sono i Goal che l’Università di Bari sta integrando all’interno del proprio sistema universitario? Ci racconti le iniziative, le azioni messe in atto.

Per la sua dimensione di mega ateneo e per la professionalità dei suoi docenti l’università di Bari intercetta tutti i Goal dell’Agenda 2030 e tale impegno lo stiamo anche misurando attraverso il corso in atto. Per alcuni temi in particolare possiamo però affermare con certezza che siamo un punto di riferimento a livello nazionale. Un tema è sicuramente quello educativo. Ad esempio sottolineo con molto piacere e orgoglio che l’università di Bari, prima del periodo pandemico, ha dato vita al progetto PECCEI, realizzato dal centro di eccellenza per la sostenibilità dell’università di Bari. Il corso, che ha accolto dipendenti delle università di ogni parte d’Italia, ha permesso di formare, primo in Italia, manager della sostenibilità.

Un altro importante aspetto è legato al digitale, che sempre più si pone in maniera trasversale in molti settori ed è fondamentale per implementare lo sviluppo sostenibile. In questo dominio attraverso il protocollo Cafe (Cyber Alliance For Excellence) l’università di Bari, attraverso il suo indirizzo di laurea magistrale in Security Engineering, collabora con importantissime società di cyber security, che svolgono attività di co-docenza insieme ai docenti. Ciò è molto importante perché ancora una volta l’università si apre, creando valore aggiunto sia per gli studenti che per le aziende, che per l’università stessa.

Concludo sottolineando come l’Università di Bari sta avviando anche dei corsi di laurea sulla sostenibilità, sia nell’ambito giuridico e economico. Questo aspetto è molto rilevante perché evidenzia come il tema della sostenibilità sia affrontato nel nostro Ateneo a 360 gradi, sia in termini di didattica che di ricerca e terza missione.

Uniba e l'Agenda2030
Goal Agenda 2030

Quali sono le competenze trasversali che il corso sull’Agenda 2030 trasmette e/o potenzia?

Abbiamo deciso di far vivere, attraverso la formula seminariale, alcuni aspetti specifici della sostenibilità attraverso i le competenze ed esperienze maturate da UniBa. Nel momento in cui abbia organizzato il corso abbiamo deciso, quindi, di affrontare ogni tema non in maniera statica ma dando voce a tutti quei docenti che per e con la sostenibilità ci lavorano, esaltando il ruolo della rete e dell’importanza della interdisciplinarità. Questo approccio sottende l’idea che la sostenibilità non può essere “blindata” in un insegnamento, ma deve essere affrontata con una approccio graduale e collaborativo. Per questo la dimensione della rete e il cammino comunitario verso un mondo più sostenibile svolge un ruolo fondamentale, molto più importante rispetto all’acquisizione della singola competenza.

Ovviamente, essendo un corso universitario, esso deve prevedere una momento di valutazione. Per questo abbiamo pensato ad un’attività laboratoriale conclusiva soprattutto per poter garantire un momento di riflessione sulle nozioni acquisite e sul modo ottimale con cui applicarle. Anche da questo punto di vista  credo sia importante sottolineare che, anche attraverso questo corso, si possa imparare, come docenti e cittadini, a metterci in discussione e fare un esercizio di immaginazione, provando a sperimentare argomenti e impianti di insegnamento differenti da quelli canonici e più vicini alle esigenze del futuro.

La situazione pandemica ha stravolto il sistema universitario e ha rimesso in gioco le aspettative sul futuro di noi giovani. Come docente universitario ha l’arduo compito non solo di insegnare, ma anche di infondere speranza e coraggio ai suoi studenti. All’interno del PNRR una certa attenzione è stata data ai temi legati alla sostenibilità. Quali sono, secondo lei, le competenze legate al tema della sostenibilità che i futuri professionisti del domani devono possedere?

È evidente che il modello del passato con cui abbiamo vissuto ha delle criticità molto profonde. Abbiamo un sistema di formazione che non sempre risponde alle esigenze del presente e che ha limiti ancora più evidenti pensando al futuro. Si tenga conto che oramai intercettare i mestieri del futuro è molto difficile perché è il futuro ad essere molto incerto. Credo che la soluzione sia avere la forza di cambiare il modello attuale rimettendo al centro della società la formazione,  che non deve essere più vista come un momento di preparazione ma una attività costante e sistemica.

L’accelerazione che stiamo vivendo fa sì che la richiesta di competenze sempre nuove aumenti costantemente e non possiamo pretendere di soddisfare tali richieste con la formazione universitaria tradizionale. Dobbiamo cercare di attivare delle modalità di formazione continua più innovative, aperte, legate alla contaminazione tra saperi.

Bisogna lavorare moltissimo sull’innovazione di sistema e sull’esigenza di realizzare una politica dell’innovazione in grado di sostenere il cambiamento Il vero rischio è infatti rimanere esclusi per ignoranza dai processi decisionali che determinano il futuro. Ecco perché nel Next Generation EU deve essere data particolare attenzione ai temi della formazione, che deve coinvolgere tutto il sistema Paese, dalla scuola alla PA, dagli studenti alle aziende.

Dobbiamo creare una comunità in grado di leggere il futuro per poi disegnarlo. Per farlo ci vuole un grande atto di coraggio. Sarebbe interessante creare un sistema in cui le menti migliori del mondo vengano in Italia a fare ricerca, e non il contrario. Non dobbiamo avere paura, ma accettare la sfida avendo la consapevolezza che abbiamo tutte le carte in regola per vincerla.

Ringraziando ancora una volta il Prof. Pirolo concludiamo evidenziando una frase che durante l’intervista ci ha molto colpite e che rispecchia, secondo noi, il ruolo che il nostro Paese in grande e noi come collettività in piccolo, dobbiamo assumere.

Come  Paese dobbiamo imparare a guidare le nostre catene di valore e non subire passivamente quelle delineate da altri. Per farlo abbiamo bisogno di competenze che richiedono un aggiornamento continuo e che quindi non vanno smantellate ma rafforzate.

Qui puoi scaricare il programma del corso:

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