Non seguiremo l’ordine numerico per spiegarti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, ma in base alle nostre esperienze di formazione e divulgazione ti racconteremo di ognuno di loro. Oggi cominciamo con l’obiettivo 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e ragazze.

Facciamo il punto sulla parità di genere.

Ripartiamo dalle donne

Venerdì 19 marzo ho tenuto un workshop su: ” Le esperienze nel sociale e nell’imprenditoria” all’interno del ciclo di incontri formativi organizzati da “Politica Donna“. Una iniziativa che prova a sovvertire i dati negativi, in particolare nel nostro paese, della partecipazione attiva delle donne alla vita politica. In media, dal 1976 – anno di ingresso di Tina Anselmi in CdM – le donne ministro in Italia sono state il 10% e, ad oggi, in Parlamento, il numero di donne che siede tra Camera e Senato non supera il 35%, nonostante esse rappresentino la maggioranza dei cittadini, in riferimento al genere.

Donne e lavoro

Come è noto la forza lavoro mondiale è composta più da uomini che da donne. Secondo l’agenzia europea Eurofund l’Italia è in Europa il Paese con il minor tasso di partecipazione femminile al lavoro: 54,4% (peggio di noi solo Malta) contro una media europea del 63,5% (prima della classe è la Svezia, con il 77,6%): una sotto-occupazione che costa al nostro Paese il 5,7% del Pil.

In Italia soltanto un’attività imprenditoriale su cinque è guidata da una donna.

A fine 2017, erano un milione e 331mila le attività produttive a conduzione femminile, il 21,86% del totale delle imprese, come attestano i dati dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere diffusi a marzo 2018.

Tuttavia, rispetto al 2016, sono state iscritte al Registro delle Camere di commercio quasi 10mila imprese femminili in più, un dato questo che fa sperare.

Gender Pay Gap

Con gender gap intendiamo quel divario che porta le donne, a parità di mansioni e responsabilità, a guadagnare meno degli uomini. Questo fenomeno si verifica anche in un continente economicamente sviluppato come l’Europa. Per intenderci, non solo in poche lavorano ma quelle poche che lo fanno guadagnano anche meno degli uomini.

Eurostat

Accanto a questo divario esiste un ulteriore triste difficoltà che le donne vivono: la sotto-rappresentanza nelle posizioni di leadership. Cosa vuol dire? Bè che per il semplice fatto di essere donne troviamo numerose difficoltà nel ricoprire ruoli apicali.

Imprese al femminile

I dati sulle startup non sono molto incoraggianti visto che si stima che le startup innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 4.210, il 43,1% del totale: anch’essa inferiore a quella delle altre nuove società di capitali (47,7%).

Nonostante le startup sembra non siano un “affare per donne” mi sento in dovere di dirti che alcuni studi dimostrano che esiste una correlazione positiva delle performance aziendali con leadership femminile sia nelle startup sia nelle aziende tradizionali.

Ti farà piacere sapere che⬇

Far partecipare al mondo del lavoro le donne produrrebbe nuova ricchezza per un valore pari all’11% del Pil.

Target Goal: parità di genere

Ma guardiamo insieme quali sono nel dettaglio, nella tabella in basso, i target di questo obiettivo.

5.1Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo
5.2Eliminare ogni forma di violenza e sfruttamento contro tutte le donne, bambine e ragazze
5.3Eliminare tutte le pratiche nocive (matrimonio delle bambine e mutilazioni dei genitali femminili)
5.4Riconoscere e valorizzare il lavoro di assistenza e il lavoro domestico non retribuiti
5.5Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale
5.6Garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi
5.aAvviare riforme per dare alle donne pari diritti di accesso alle risorse economiche
5.bMigliorare l’uso della tecnologia per promuovere l’empowerment, ossia la forza, l’autostima, la consapevolezza delle donne
5.cAdottare e rafforzare politiche concrete e leggi applicabili per l’eguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne, bambine e ragazze a tutti i livelli
Gli obiettivi sono stati leggermente abbreviati

Volendo commentare velocemente i target: ci sono ancora posti nel mondo che trattano donne e bambine in modo disumano. Questi luoghi, però, non sono distanti. Nelle nostre stesse città, quartieri e case quotidianamente si consumano atti di violenza che definirei gratuiti! Uno schiaffo non è amore, un insulto meno. Tutto quello che le donne fanno in casa è legittimo definirlo lavoro. Alle donne non è concesso sufficiente spazio per esprimersi e dimostrare il proprio valore. La tecnologia possiamo farla e capirla anche se siamo “femmine”. Siamo perfette così come siamo. Un po’ di riforme in tal senso ci sarebbero d’aiuto.

Agire insieme per la parità di genere

Cosa puoi fare appena finisci di leggere l’articolo?

  • Donna: combatti quotidianamente per farti spazio in questa società e lotta per i tuoi diritti. Non fermarti davanti agli ostacoli ma fai in modo che cadano come birilli.
  • Uomo: non temere il confronto con l’altro sesso, le caratteristiche che ci contraddistinguono sono proprio quello che ci serve. L’onnipotenza la possiamo anche condividere.
  • Persona: sii te stesso e permetti e aiuta gli altri ad esserlo.

In basso un piccolo video sintetico per riassumere l’obiettivo sulla parità di genere.

Così si raggiunge la parità di genere: l’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 dell’Onu
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2 commenti su “Parità di genere: diffonderla fuori e dentro l’Agenda 2030”

  1. Ben detto, cara Antonella!

    Ho solo una domanda: come interpretare la tabella sul divario salariale?

    Sulle prime ho pensato che quelle percentuali indicassero l’effettiva differenza di salario nei vari paesi. Se così fosse, però, le nazioni in basso (tra cui l’Italia) sarebbero messe molto meglio di quelle in alto – il che mi sorprenderebbe un po’.

    Tu che ne pensi? Potresti far luce su questo aspetto?

    1. Ciao Michele, grazie per avermi chiesto di approfondire la lettura della tabella. Effettivamente ho emesso un particolare importante.
      Per comprenderla occorre differenziare tra il GPG “grezzo”, che si basa sulla differenza media della retribuzione lorda oraria, e il GPG “complessivo”, che considera il tasso di occupazione delle donne e la media mensile delle ore retribuite. In Italia, se si considera il GPG “grezzo,” il risultato è ottimale, con un differenziale del 5% (l’Estonia, ad esempio, presenta un valore del 25,6%), ma se si considera il GPG “complessivo”, secondo i dati Eurostat passiamo a una differenza salariale del 43,7%, con una media europea del 39%.

      Spero di aver illuminato la tua giornata.

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